Upcycling nella moda: progettare partendo da un capo esistente

Un processo creativo al contrario

Nella progettazione tradizionale si parte da un’idea, si sviluppa un modello e si cerca il tessuto che serve.

Nell’upcycling il punto di partenza è ribaltato: si parte da ciò che esiste già e si progetta entro i suoi vincoli.

Questa inversione cambia tutto: la ricerca, il cartamodello, la ripetibilità, il prezzo.

È il motivo per cui l’upcycling sembra semplice e invece è una delle pratiche progettuali più esigenti.

Da dove arriva la materia prima

Le fonti di approvvigionamento hanno caratteristiche molto diverse tra loro.

  • Le giacenze di tessuto, o deadstock, sono la fonte più gestibile: materiale nuovo, in quantità note, con composizione dichiarata.
  • L’invenduto di capi finiti richiede una fase di disassemblaggio, ma offre materiale già tagliato e componenti riutilizzabili.
  • I capi usati selezionati per tipologia consentono volumi maggiori, con una forte variabilità di condizioni.
  • Gli scarti di taglio industriali danno pezzature piccole, adatte a inserti e patchwork.
  • I campionari e i prototipi sono materiale di alta qualità in quantità minime.

La scelta della fonte determina più di ogni altra cosa il tipo di prodotto che si potrà realizzare.

Il vincolo che governa tutto: la pezzatura

Nella produzione ordinaria si ragiona in metri lineari di tessuto in altezza costante.

Nell’upcycling si ragiona per pezzi, ognuno con dimensioni proprie.

Questo impone un modo diverso di costruire i cartamodelli:

  • modelli composti da parti più piccole, che possano essere ricavate da superfici limitate;
  • cuciture strutturali posizionate dove servono per unire, non solo per vestire;
  • tolleranza sulla direzione del filo, quando il materiale non lo consente;
  • accettazione della variazione tra un capo e l’altro come parte del disegno.

Un modello progettato per pezza intera, applicato a materiale di recupero, produce scarti enormi e capi non replicabili.

Il problema della ripetibilità

Un buyer che ordina venti pezzi si aspetta venti pezzi coerenti.

Nell’upcycling questo è possibile solo entro certe condizioni.

Le strategie che funzionano sono tre.

La prima è il lotto dichiarato: si produce ciò che il materiale disponibile consente e lo si comunica come edizione limitata.

La seconda è la variazione controllata: modello identico, materiali diversi, con una gamma cromatica definita a monte che tiene insieme la collezione.

La terza è la componente costante: una parte del capo viene realizzata con materiale nuovo, l’altra con materiale recuperato.

La terza è la più vendibile nei canali tradizionali.

I costi reali, senza illusioni

Esiste una convinzione diffusa secondo cui l’upcycling costa meno perché il materiale costa poco.

Nella pratica avviene il contrario.

Il materiale è economico, ma tutto il resto è più caro:

  • selezione e cernita richiedono ore di lavoro;
  • lavaggio e igienizzazione del materiale usato hanno un costo;
  • il disassemblaggio è manuale;
  • il taglio non è sovrapponibile, quindi va fatto pezzo per pezzo;
  • il laboratorio lavora su capi non standard, con tempi più lunghi;
  • il controllo qualità è più impegnativo.

Un capo in upcycling ha un costo industriale che spesso supera quello di un capo equivalente prodotto in modo tradizionale.

Il prezzo di vendita deve tenerne conto, come abbiamo visto parlando di costo industriale e prezzo di vendita.

Cosa serve al laboratorio

Un laboratorio abituato alla produzione seriale può trovarsi in difficoltà su un progetto di upcycling.

Serve fornire indicazioni diverse dal solito:

  • schede che descrivano il criterio di composizione, non solo la misura;
  • riferimenti fotografici di più varianti accettabili;
  • indicazione di cosa è vincolante e cosa è libero;
  • tempo di sviluppo maggiore sul primo pezzo;
  • disponibilità a lavorare per piccoli lotti.

La collaborazione con chi cuce, in questo tipo di progetti, è molto più stretta.

Un vantaggio che nessuno può copiare

L’upcycling ha un limite evidente di scala e un vantaggio difficile da replicare.

Nessun concorrente può produrre lo stesso capo, perché nessuno ha lo stesso materiale.

Per un brand che lavora sull’identità, questa unicità strutturale vale più di un margine più comodo.

Ma funziona solo se il progetto nasce accettando il vincolo, invece di combatterlo.

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