Il moodboard è probabilmente lo strumento più usato e meno compreso nel processo creativo di una collezione.
Nella maggior parte dei casi diventa una raccolta di immagini interessanti, accostate per affinità visiva.
Il risultato è piacevole da guardare e inutile da usare.
Un moodboard efficace ha una funzione diversa: serve a prendere decisioni, e soprattutto a escludere.
Se dopo averlo costruito le opzioni aperte sono le stesse di prima, il moodboard non ha lavorato.
Una direzione non nasce dalle immagini.
Nasce da una domanda precisa: cosa deve dire questa collezione, a chi, in che momento.
Le immagini vengono dopo, e servono a rendere visibile una risposta che è già stata formulata.
Questo è il motivo per cui un moodboard costruito prima di aver definito il cliente di riferimento produce collezioni scollegate dal mercato, un problema che abbiamo già affrontato parlando di progettazione e conoscenza del proprio cliente.
Un moodboard utile allo sviluppo contiene categorie distinte, non un flusso indifferenziato.
L’ultima categoria è quella che manca più spesso e quella che rende il moodboard operativo.
Esistono immagini che sembrano perfette e che sabotano il lavoro.
Le sfilate della stagione in corso, perché portano a inseguire invece di posizionarsi.
Le immagini troppo definite, che diventano modelli da copiare e bloccano lo sviluppo.
Le immagini in cui non si capisce cosa si stia guardando, che passano un’atmosfera ma nessuna informazione.
Le immagini troppo numerose: oltre un certo numero, ogni aggiunta riduce la chiarezza del board invece di aumentarla.
Un moodboard con quindici immagini scelte lavora meglio di uno con ottanta.
Il momento in cui la maggior parte dei progetti si perde è il passaggio dalla direzione visiva al disegno tecnico.
Il modo per non perderlo è tradurre il board in indicazioni scritte, prima di iniziare a disegnare.
In pratica significa fissare per iscritto:
Questo documento vale più del board stesso, perché è quello che sopravvive alle riunioni.
In un progetto ci sono sempre più persone: chi disegna, chi modella, chi produce, chi vende.
Il moodboard è ciò che permette a tutte di riferirsi alla stessa idea.
Per questo va condiviso presto, non presentato alla fine come giustificazione delle scelte già fatte.
Quando il modellista ha visto il board, interpreta meglio il disegno tecnico.
Quando il commerciale l’ha visto, racconta meglio la collezione ai buyer.
La qualità di un moodboard non si misura dalla sua bellezza.
Si misura da quante strade ha escluso.
Un board che lascia tutto possibile produce una collezione che non ha una posizione.
Un board che dichiara con chiarezza cosa questa collezione non sarà è ciò che permette poi di costruire qualcosa di riconoscibile.
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