Chi si avvicina alla tintura naturale concentra l’attenzione sul colorante: quale pianta, quale radice, quale scarto.
Nella pratica, però, il risultato dipende in misura maggiore da una fase precedente e meno visibile: la mordenzatura.
Lo stesso bagno di robbia, su tessuti mordenzati in modo diverso, produce un rosa, un mattone o un violaceo.
Il colorante fornisce la molecola. Il mordente decide come si lega e che colore si vede.
Molti coloranti naturali non hanno affinità sufficiente con la fibra per legarsi in modo stabile.
Senza intermediario si depositerebbero superficialmente e verrebbero rimossi al primo lavaggio.
Il mordente è una sostanza che si fissa alla fibra e crea un ponte con la molecola colorante, formando un complesso stabile.
Da questo dipendono due cose insieme: la solidità del colore e la tonalità finale.
È per questo che la mordenzatura non è una preparazione tecnica preliminare, ma una scelta creativa a tutti gli effetti.
Nella pratica corrente le opzioni ricorrenti sono poche.
Alcuni mordenti storici sono stati abbandonati per motivi di sicurezza e di impatto: la scelta va fatta anche su questo piano, non solo sul risultato estetico.
La distinzione più importante nella pratica.
Le fibre proteiche, come lana e seta, hanno una struttura che accetta il mordente con relativa facilità.
Un unico passaggio in bagno di allume, a temperatura controllata, è in genere sufficiente.
Le fibre cellulosiche, come cotone, lino e canapa, sono molto più difficili.
Richiedono una preparazione più articolata, che prevede in genere un passaggio con tannino seguito da uno con sali di allume, spesso ripetuto.
È la ragione per cui i colori naturali su cotone risultano generalmente meno saturi che su lana: non è il colorante, è la preparazione.
Prima di mordenzare serve un tessuto realmente pulito.
I tessuti industriali contengono residui di filatura, ammorbidenti, apprettature e trattamenti superficiali che impediscono l’assorbimento uniforme.
Il passaggio di preparazione, che nella pratica tessile si chiama purga o sbianco, rimuove queste sostanze.
Saltarlo è la causa più frequente delle tinture macchiate o disomogenee, e il difetto non è recuperabile: si vede solo a colore fatto.
La mordenzatura è la parte del processo che richiede più disciplina di registrazione.
Per ogni prova vanno annotati il tipo e la quantità di mordente rispetto al peso della fibra, la temperatura, il tempo, il pH dell’acqua, il numero di passaggi e il tempo di riposo prima della tintura.
Senza questi dati un risultato riuscito non è riproducibile, e la tintura naturale diventa un esercizio casuale.
È il fondamento del metodo descritto parlando di ricette di tintura ripetibili.
C’è un modo molto efficace di usare questa conoscenza in fase creativa.
Invece di cercare più coloranti per ottenere una gamma ampia, si lavora con un solo colorante e più mordenti.
Il risultato è una serie di tonalità diverse che condividono la stessa origine, e che quindi si accordano perfettamente tra loro.
È il modo più diretto per costruire una cartella colori coerente e, allo stesso tempo, riconoscibile come frutto di un processo specifico.
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