Prima dell’arrivo dei coloranti di sintesi, l’intera produzione tessile europea si basava su un numero limitato di fonti coloranti.
Non erano scelte casuali: erano le piante che davano la resa migliore e la maggiore stabilità, selezionate per prova ed errore nel corso di secoli.
Conoscerle è utile per una ragione molto pratica: definisce quale gamma cromatica è realmente ottenibile per via naturale, e quale invece va cercata altrove.
La robbia, Rubia tinctorum, è la pianta da cui si ottengono i rossi della tradizione europea.
Il colorante si trova nelle radici, che vengono raccolte dopo alcuni anni di coltivazione, essiccate e macinate.
La gamma ottenibile è ampia e dipende in modo determinante dal mordente e dalla temperatura del bagno: si passa dai rosa e dai coralli ai rossi mattone, fino ai bruni e ai violacei.
È uno dei coloranti naturali con la migliore solidità, ed è per questo che ha sostenuto per secoli una produzione su scala industriale.
Il guado, Isatis tinctoria, è la fonte europea storica dell’indaco.
Le foglie contengono il precursore del pigmento, che viene liberato attraverso un processo di fermentazione.
La concentrazione è inferiore a quella delle specie tropicali, quindi serve molta più materia prima per la stessa intensità.
Il funzionamento chimico è quello dell’indaco, con la sua tintura a strati e il comportamento particolare descritto parlando di tintura a indaco.
La reseda, Reseda luteola, è la principale fonte europea di giallo, con toni che vanno dal limone al senape a seconda del mordente.
Ha una buona solidità, superiore a molti altri gialli naturali.
Altre fonti diffuse per questa gamma sono la ginestra, la camomilla dei tintori e alcune cortecce.
I gialli sono anche la base per ottenere i verdi: nella tintura naturale il verde si ottiene quasi sempre sovrapponendo un giallo a un blu, non con una singola fonte.
I tannini si trovano in galle, cortecce, legni e bucce, e hanno una doppia funzione.
Danno colori dal beige al bruno, e agiscono come mordente sulle fibre cellulosiche.
Combinati con sali di ferro producono grigi e neri, secondo un meccanismo descritto parlando di neri e grigi naturali.
Sono probabilmente le fonti più versatili dell’intera tavolozza, e le più facili da reperire.
Accanto alle principali esistono materiali usati costantemente nella pratica.
Molte di queste fonti provengono da scarti di altre filiere, e questo le rende particolarmente interessanti in un progetto di ricerca sul colore, come indicato parlando di tintura con scarti alimentari.
La caratteristica più utile di questa tavolozza è che i colori si accordano naturalmente tra loro.
Non è un caso: condividono l’origine e contengono spesso famiglie di molecole simili, quindi la loro luminosità e la loro saturazione si collocano in un intervallo ristretto.
Una cartella colori costruita su fonti naturali risulta quindi armonica senza sforzo, come descritto parlando di costruzione della cartella colori.
In cambio va accettato che alcuni colori restino fuori portata: i fluo, i blu elettrici, i neri assoluti e i bianchi ottici non appartengono a questa gamma.
Chi si avvicina alla tintura naturale cercando di riprodurre una cartella pensata per la sintesi resta deluso.
Chi parte dalle piante e costruisce il progetto sulla gamma che restituiscono ottiene una collezione con una coerenza cromatica difficile da imitare.
Il vincolo, in questo caso, è esattamente ciò che rende il risultato riconoscibile.
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