Controllo qualità in produzione: come si organizza

Controllare alla fine è troppo tardi

Nella maggior parte dei progetti piccoli il controllo qualità coincide con un’occhiata ai capi al momento della consegna.

A quel punto, se qualcosa non va, le opzioni sono poche e tutte costose: accettare, contestare, o rifare.

Un controllo organizzato interviene prima, in punti precisi del processo, dove correggere costa ancora poco.

Non richiede una struttura aziendale: richiede di sapere cosa guardare e quando.

Primo punto: il tessuto in arrivo

Il controllo comincia prima del taglio.

Sul tessuto consegnato vanno verificati pochi elementi decisivi:

  • corrispondenza dell’articolo e del colore con il campione approvato;
  • metratura effettiva rispetto a quella fatturata;
  • altezza utile reale;
  • presenza di difetti di tessitura o di tintura, con la loro distribuzione;
  • differenze di tono tra le pezze dello stesso lotto;
  • prova di restringimento, se non già eseguita.

La differenza di tono tra pezze è il difetto che genera più problemi a valle: due parti dello stesso capo tagliate da pezze diverse possono risultare visibilmente diverse.

Per questo si segnala al taglio l’obbligo di ricavare tutte le parti di un capo dalla stessa pezza.

Secondo punto: il capo pilota

Prima di lanciare la produzione va confezionato un capo pilota nelle condizioni reali di produzione.

Non è il prototipo di sviluppo: è il primo capo prodotto con il tessuto definitivo, gli accessori definitivi e la linea di confezione che realizzerà il lotto.

Serve a verificare che quanto approvato in sviluppo sia effettivamente riproducibile con quel materiale e quella organizzazione.

Molti difetti sistematici emergono qui: una fodera che tira, un’interfodera che segna, una cucitura che increspa su quel tessuto specifico.

Correggere in questo momento significa correggere una volta invece di duecento.

Terzo punto: il controllo in linea

Durante la produzione, il controllo su un campione dei capi in lavorazione permette di intercettare la deriva prima che riguardi tutto il lotto.

I punti da verificare sono sempre gli stessi: misure rispetto alla scheda, entro le tolleranze dichiarate, tenuta e regolarità delle cuciture, corretta applicazione di accessori ed etichette, pulizia interna del capo.

Un controllo fatto quando è stato prodotto il dieci per cento del lotto è la verifica con il miglior rapporto tra costo e beneficio dell’intero processo.

Quarto punto: il controllo finale

Il controllo sui capi finiti si esegue su un campione rappresentativo, non su tutto il lotto, salvo casi particolari.

Va definito in anticipo quanti capi si controllano e quale livello di difettosità comporta l’accettazione, la selezione o il rifiuto della fornitura.

Questo accordo va preso con il produttore prima di iniziare, non al momento della contestazione.

Serve inoltre distinguere i difetti in categorie: critici, che rendono il capo non vendibile, maggiori, che ne riducono il valore, minori, tollerabili entro una certa percentuale.

Le tolleranze vanno dichiarate

Non esiste una produzione senza variazioni.

Una cucitura ha una tolleranza, una misura ha una tolleranza, un colore ha una tolleranza.

Il problema non è la variazione: è la variazione non dichiarata.

Se la scheda capo indica per ogni punto di misura il valore ammesso, come descritto parlando di tech pack, la valutazione diventa oggettiva.

Se non lo indica, ogni discussione si basa su impressioni.

Cosa fare dei capi difettosi

Un lotto contiene sempre alcuni capi non conformi.

Le strade praticabili sono quattro: riparazione, quando il difetto è recuperabile; declassamento a seconda scelta, con canale di vendita dedicato; recupero attraverso una lavorazione, come la sovratintura descritta parlando di overdye; utilizzo come materiale per progetti di recupero.

Prevedere in anticipo cosa farne evita che diventino un costo puro a magazzino.

Il controllo protegge la relazione con il fornitore

C’è un aspetto controintuitivo che vale la pena chiarire.

Un controllo qualità strutturato non è un atto di diffidenza verso il laboratorio.

È esattamente il contrario: rende i criteri espliciti, misurabili e uguali per entrambi.

I fornitori seri preferiscono lavorare con clienti che hanno standard chiari, perché così sanno cosa devono raggiungere e non vengono contestati su basi soggettive.

È uno dei fattori che rendono una collaborazione produttiva stabile nel tempo, come indicato parlando di scelta del laboratorio.

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