Un disegno tecnico descrive un capo: le sue linee costruttive, i dettagli, le misure.
Serve a produrlo, e ne abbiamo parlato a proposito del flat sketch.
Ma una collezione non è una somma di capi, e un difetto di insieme non si vede guardando un disegno per volta.
La tavola tecnica risponde a questo: mostra più capi insieme, in scala coerente, organizzati secondo una logica.
È lo strumento con cui si valuta la collezione come collezione.
Le tavole di collezione si organizzano in genere in tre livelli.
La tavola d’insieme presenta tutti i capi in piccolo, in scala uniforme, per valutare l’equilibrio della gamma.
Le tavole per gruppo raccolgono i capi che appartengono allo stesso tema, alla stessa storia o allo stesso gruppo cromatico.
Le tavole per categoria mettono a confronto capi simili, per verificarne la coerenza costruttiva e le differenze effettive.
Ognuna serve a una verifica diversa, e insieme coprono i controlli che contano.
È lo strumento più utile e il più rapido.
Guardando tutti i capi in scala coerente si vedono immediatamente le cose che un disegno singolo nasconde:
L’ultima verifica è quella che influisce più direttamente sulle vendite: una collezione senza gerarchia costringe il buyer a scegliere da sé cosa è importante.
Una tavola con capi disegnati in scale diverse è inutilizzabile per queste verifiche.
Serve un rapporto costante: un capo superiore e un pantalone disegnati sulla stessa base proporzionale, così che le lunghezze siano confrontabili.
Nella pratica si usa una griglia di riferimento, la stessa per tutta la collezione e per tutte le stagioni.
È lo stesso principio descritto parlando di proporzioni e volumi: senza una base comune non esiste confronto.
Le tavole non servono solo alla valutazione interna.
In produzione permettono di comunicare quali capi condividono elementi: la stessa manica, lo stesso collo, la stessa tasca, la stessa lavorazione.
Questa informazione ha un effetto economico diretto: capi che condividono componenti riducono il numero di cartamodelli, di prove e di prezzi da negoziare.
Individuare queste sovrapposizioni è più facile su una tavola che su venti schede separate.
Le tavole per gruppo diventano materiale di showroom.
Un buyer che vede i capi di un gruppo insieme capisce come costruire un assortimento, quali capi si abbinano e quale storia raccontare in negozio.
Le tavole servono anche a mostrare i capi non presenti fisicamente in campionario, con l’indicazione dei colori disponibili, secondo quanto descritto parlando di campagna vendite.
Una tavola completa riporta, accanto a ogni capo, un set minimo di dati: codice articolo, denominazione, tessuto previsto, colori disponibili, eventuale indicazione di categoria e prezzo.
Le annotazioni grafiche seguono convenzioni che vanno condivise: quali segni indicano le impunture, come si rappresentano i tessuti diversi, come si segnalano le varianti.
Se le convenzioni non sono concordate con il modellista e con il laboratorio, la tavola diventa un documento che ognuno legge a modo proprio.
Le tavole non sono un documento di chiusura da preparare per la presentazione.
Sono uno strumento di lavoro da costruire durante lo sviluppo e aggiornare a ogni modifica.
Il momento più utile per la prima tavola d’insieme è subito dopo i primi disegni, quando eliminare o aggiungere un capo non ha ancora prodotto costi.
Fatta a sviluppo concluso, la tavola serve a documentare una collezione che non si può più correggere.
Preparare le tavole richiede tempo e nessun investimento materiale.
In cambio rende visibili in mezz’ora problemi che altrimenti emergono in campagna vendite.
È uno dei pochi strumenti del processo creativo il cui beneficio è immediatamente verificabile: si guarda la tavola e si vede se la collezione tiene.
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