Nella vendita all’ingrosso della moda esistono due modalità che spesso vengono trattate come una sola.
L’agente è una figura che rappresenta il brand su un territorio, visita i negozi del proprio portafoglio e raccoglie ordini, in genere a fronte di una provvigione sulle vendite.
Lo showroom è uno spazio in cui più brand vengono presentati ai buyer che vi si recano nei periodi di acquisto, con modalità di remunerazione che possono includere una quota fissa oltre alla provvigione.
Le due cose possono coesistere e hanno logiche diverse: il primo va dai negozi, il secondo li riceve.
È utile essere precisi, perché le aspettative sbagliate sono la causa principale delle collaborazioni fallite.
Un agente ha un portafoglio di negozi con cui ha un rapporto consolidato, costruito in anni.
Presenta a quei negozi una selezione di brand, in genere non concorrenti tra loro, e propone il proprio assortimento.
Non crea domanda: colloca un prodotto vendibile presso clienti che già lo ascoltano.
Se il prodotto non è vendibile, per prezzo, qualità o posizionamento, l’agente non lo vende, e nessuna insistenza cambia questo.
Un agente valuta il brand esattamente come un buyer, e con più severità, perché mette in gioco la propria credibilità presso i clienti.
Le condizioni minime:
L’ultimo punto è quello su cui si rompono più collaborazioni: un agente che raccoglie ordini che il brand non riesce a consegnare perde clienti propri, e non tornerà.
Le modalità variano, ed è essenziale definirle per iscritto prima di iniziare.
Gli elementi da chiarire: la percentuale di provvigione e su quale base viene calcolata, se sul fatturato ordinato o su quello incassato; il momento in cui la provvigione matura; il trattamento degli ordini annullati o non consegnati; l’eventuale presenza di una quota fissa; la durata dell’accordo e le condizioni di recesso.
La distinzione tra provvigione su ordinato e su incassato è la più rilevante: cambia in modo sostanziale chi si assume il rischio dell’insolvenza dei negozi.
Trattandosi di rapporti contrattuali con una disciplina propria, la definizione dell’accordo va fatta con un consulente.
È il punto su cui si concentra la trattativa.
Un agente chiede in genere l’esclusiva su un territorio, perché investe tempo nella presentazione del brand e non vuole trovare concorrenti sullo stesso mercato.
Dal punto di vista del brand, un’esclusiva ampia concessa a un agente che poi non produce risultati blocca un mercato per l’intera durata dell’accordo.
Le soluzioni pratiche prevedono esclusive limitate nel tempo, con obiettivi minimi definiti, e territori circoscritti da estendere in caso di risultati.
Una collaborazione funziona se l’agente ha gli strumenti per lavorare.
Il campionario, in tempi utili rispetto al calendario di acquisto.
Il listino e le condizioni commerciali complete.
Le immagini utilizzabili e le informazioni di prodotto.
Le risposte rapide su disponibilità, riassortimenti e tempi.
Il supporto in caso di problemi con un negozio.
Un brand che risponde in ritardo alle richieste dell’agente scende in fondo alle sue priorità, ed è un meccanismo del tutto prevedibile.
I canali che funzionano nella pratica sono tre.
Le fiere di settore, dove gli agenti cercano attivamente nuovi marchi da inserire, come descritto parlando di fiere di settore.
I negozi stessi: chiedere a un negozio che tratta il brand chi sono gli agenti con cui lavora è il metodo più diretto e il meno usato.
Il passaparola tra brand non concorrenti, che è la fonte più affidabile per la valutazione della serietà.
Prima di affidare un territorio, alcune verifiche.
Quali marchi rappresenta attualmente, e sono coerenti con il proprio posizionamento.
Quanti negozi ha realmente in portafoglio, e in quali città.
Da quanto tempo lavora con i brand che rappresenta, perché una rotazione rapida è un segnale.
Come si presenta: un agente che arriva preparato sul brand ha già dimostrato il proprio metodo.
Come tutti i canali all’ingrosso, la rappresentanza produce risultati in più stagioni.
La prima serve a inserire il brand, la seconda a consolidarlo, dalla terza in poi genera volume.
Chi valuta la collaborazione sui risultati della prima campagna la interrompe proprio quando stava iniziando a funzionare.
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