Capo unisex: come si progetta davvero

La scorciatoia più diffusa

Nella pratica corrente, molti capi presentati come unisex sono capi costruiti su una base maschile e offerti a tutti.

Il risultato è prevedibile: vestono correttamente una parte del pubblico e in modo approssimativo l’altra.

Non è un problema di principio, è un problema tecnico: le differenze morfologiche medie tra corpi esistono e si concentrano in punti precisi.

Un capo che le ignora funziona solo se è costruito in modo da non dipendere da esse.

Dove si concentrano le differenze

Le variabili che contano nella modellistica sono poche e localizzate.

  • Il rapporto tra larghezza spalle e circonferenza fianchi.
  • La distanza tra la spalla e il punto vita, in genere più corta in un corpo femminile a pari statura.
  • La conformazione del torace, che richiede o non richiede volume aggiuntivo e sagomature.
  • L’inclinazione della spalla.
  • La lunghezza delle braccia in rapporto alla statura.
  • Nel pantalone, il rapporto tra vita e fianchi e l’altezza del cavallo, come descritto parlando di vestibilità del pantalone.

Sono differenze medie, non regole: esistono corpi di ogni conformazione in ogni categoria. Ma la modellistica lavora su valori medi, e ignorarli produce capi che vestono male.

La strategia che funziona: progettare per non dipendere

L’approccio corretto non è mediare tra due basi.

È scegliere costruzioni la cui vestibilità non dipende dai punti in cui le differenze si concentrano.

Nella pratica significa:

  • volumi ampi e distribuiti, che non richiedono aderenza in punti critici;
  • spalla scesa o non definita, che elimina la necessità di far coincidere la cucitura con l’osso;
  • assenza di sagomature al punto vita;
  • lunghezze pensate per funzionare su statura variabile;
  • uso di elementi regolabili, come coulisse, cinture e lacci;
  • maniche con vestibilità generosa e polsini regolabili.

Un capo così concepito veste bene su morfologie diverse perché non chiede al corpo di corrispondere a un punto fisso.

Le categorie che si prestano

Non tutte le categorie sono uguali sotto questo profilo.

Funzionano bene i capi che nascono già ampi e con struttura minima: camicie e sovracamicie, felpe, maglieria non aderente, capospalla non sagomati, capi in cui il volume è parte del progetto.

La felpa è probabilmente la categoria più adatta in assoluto.

Funzionano male i capi che dipendono da aderenza e sagomatura: giacche costruite, abiti sagomati, pantaloni aderenti, maglieria a vestibilità stretta.

Presentare come unisex un capo di questa seconda categoria è una scelta comunicativa, non progettuale.

La scala taglie

È il punto che decide se il progetto funziona commercialmente.

Un capo unisex richiede una scala che copra un intervallo di corporature più ampio del normale, e questo pone due problemi.

Il primo è il numero di taglie: più ampia è la copertura, più codici si gestiscono, con l’effetto sui minimi descritto parlando di gestione dei minimi.

Il secondo è la gradazione: gli incrementi non possono essere lineari su tutta la gamma, perché le proporzioni cambiano agli estremi, come descritto parlando di sviluppo taglie.

La soluzione pratica più efficace è una scala a taglie ampie, con pochi codici che coprono intervalli larghi, resa possibile dalla vestibilità non aderente.

Cosa comunicare al cliente

Su un capo unisex l’informazione fa la differenza tra un acquisto riuscito e un reso.

Serve indicare le misure del capo a piatto, non solo la taglia.

Serve indicare la statura e la taglia della persona che indossa il capo nelle fotografie.

Serve mostrare il capo su corporature diverse, che è l’informazione più utile e la meno fornita.

È lo stesso principio descritto parlando di riduzione dei resi: il reso si previene con l’informazione, non con la politica di restituzione.

Il vantaggio industriale

Al di là della scelta culturale, esiste una ragione economica solida.

Un capo unisex significa un solo cartamodello invece di due, un solo set di prototipi, un solo articolo in anagrafica, un solo minimo di produzione.

Per un brand piccolo, questo può significare la differenza tra un progetto realizzabile e uno che resta sulla carta.

A condizione, però, che il capo sia progettato per funzionare così: non semplicemente offerto a tutti.

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