Tra le categorie di abbigliamento, il pantalone è quella che genera il maggior numero di resi e di prove in negozio.
La ragione è semplice: il pantalone deve adattarsi a una parte del corpo che varia enormemente tra persone con la stessa taglia dichiarata.
Due clienti con la stessa circonferenza vita possono avere altezza del bacino, proporzione coscia e lunghezza gamba completamente diverse.
Per questo la vestibilità di un pantalone non dipende dalla taglia: dipende da quali misure il progetto ha deciso di privilegiare.
È il punto tecnico centrale di questo articolo.
Il cavallo, cioè la lunghezza dalla vita al punto di incontro delle gambe, determina dove il pantalone si appoggia e come si comporta l’intera struttura.
Un cavallo corto tira, limita il movimento e produce pieghe di tensione visibili.
Un cavallo lungo scende, crea un accumulo di tessuto e sposta la linea della gamba.
È anche la misura che i clienti non sanno di avere e che spiega perché un pantalone della loro taglia risulta scomodo.
Nel fascicolo tecnico va indicata con precisione, sia davanti sia dietro, perché i due valori sono diversi e il loro rapporto governa la vestibilità sul retro.
Dove il pantalone si appoggia cambia il capo e cambia anche il corpo su cui funziona.
Una vita alta si appoggia sopra il punto più stretto e sostiene la struttura, ma richiede una modellistica precisa perché ogni imprecisione si vede.
Una vita bassa si appoggia sui fianchi, ha bisogno di una circonferenza maggiore e di una gestione diversa del cavallo.
Una vita naturale è il compromesso più stabile.
La decisione va presa in fase di concept, perché condiziona la silhouette dell’intera collezione, come descritto parlando di proporzioni e volumi.
Sono le due misure che definiscono la forma della gamba.
La circonferenza coscia determina la comodità reale del capo: un valore troppo contenuto rende il pantalone scomodo da sedere, indipendentemente dalla vita.
Il ginocchio, in rapporto alla coscia e al fondo, definisce se la gamba è affusolata, dritta o svasata.
Nella pratica, il rapporto tra questi tre valori è ciò che qualifica il modello più della lunghezza o della vita.
Il fondo si misura in circonferenza o in larghezza a piatto, e va coordinato con la lunghezza.
Una lunghezza va sempre definita in relazione a una calzatura di riferimento, e questa informazione va scritta: un pantalone progettato per una scarpa bassa e provato con una scarpa alta appare corto.
Sui pantaloni è anche il punto in cui il restringimento si nota più facilmente, quindi la prova di lavaggio è indispensabile.
Ricorrono con regolarità.
Sviluppare il modello controllando solo vita e lunghezza.
Non provare il capo da seduti, che è la posizione in cui il pantalone rivela i propri limiti.
Applicare lo stesso cavallo a modelli con vestibilità molto diverse.
Gradare il cavallo con lo stesso incremento delle circonferenze, quando invece richiede valori propri, secondo la logica descritta parlando di sviluppo taglie.
Non considerare l’elasticità del tessuto: lo stesso cartamodello con e senza elastomero produce due capi con vestibilità incomparabile.
Su questa categoria il fitting richiede una procedura, non un’occhiata.
Il capo va provato in piedi, da seduti, in movimento e camminando.
Si verificano le pieghe di tensione sul cavallo, il comportamento della vita quando si siede, la posizione delle tasche, la tenuta della piega, la libertà al ginocchio.
Vanno fotografate anche le viste laterale e posteriore, perché la maggior parte dei difetti di un pantalone si vede da dietro.
Un dettaglio tecnico che genera difetti visibili.
Un pantalone tagliato con il verso del filo non rispettato si torce sulla gamba dopo pochi lavaggi, e il difetto è irreversibile.
È lo stesso fenomeno che nel denim viene volutamente eliminato con armature specifiche, come descritto parlando di denim.
Il rispetto del verso del filo va indicato esplicitamente nel piazzamento, e verificato sul capo pilota.
Un cartamodello di pantalone validato, con misure documentate e gradazione verificata, è uno degli asset tecnici più preziosi per un brand.
Permette di declinare modelli diversi partendo da una vestibilità già collaudata, di ridurre i prototipi e di garantire al cliente la prevedibilità che lo fa tornare.
È il tipo di investimento che non si vede in collezione e che si sente in ogni stagione successiva.
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