Ramié e juta: fibre vegetali poco usate in abbigliamento

Due fibre con destini diversi

Ramié e juta sono entrambe fibre liberiane, entrambe usate da millenni, entrambe rare nell’abbigliamento contemporaneo.

Le ragioni della loro marginalità però sono diverse, e conoscerle spiega dove ognuna può ancora avere senso.

Il ramié è escluso da un problema di lavorazione.

La juta è esclusa da un problema di caratteristiche.

Ramié: eccellente e difficile

Il ramié si ricava da una pianta della famiglia delle ortiche, coltivata principalmente in Asia orientale.

Le sue proprietà tecniche sono notevoli:

  • resistenza alla trazione tra le più alte delle fibre vegetali, superiore a quella del lino;
  • resistenza che aumenta a fibra umida;
  • bianco naturale molto luminoso, che riduce la necessità di sbianca;
  • eccellente resistenza a muffe e batteri;
  • buona tenuta della forma, con restringimento contenuto;
  • superficie con una leggera lucentezza serica.

Sulla carta è una fibra superiore al lino in più aspetti.

Il problema è a monte: la fibra grezza è avvolta da sostanze gommose e pectine che richiedono un processo di sgommatura complesso e in gran parte manuale per essere rimosse.

È questo passaggio, non la coltivazione, che ne ha limitato la diffusione.

Come si comporta in un capo

Le due caratteristiche da governare in fase di progetto sono la rigidità e la fragilità alle pieghe.

Il ramié è rigido e poco elastico, quindi cade in modo strutturato ma segna le pieghe più del lino.

Ha inoltre una tendenza a rompersi nel punto di piega ripetuta, se sollecitato a lungo nello stesso punto.

Ne consegue che funziona bene in capi con volumi ampi e poche pieghe fisse, e male in capi molto vincolati o con pieghe stirate permanenti.

Nella pratica viene usato quasi sempre in blend, tipicamente con cotone o lino, per ammorbidire la mano mantenendo la resistenza.

Juta: forte, economica, non per la pelle

La juta ha proprietà opposte.

È estremamente economica, ampiamente disponibile, con buona resistenza alla trazione e ottima biodegradabilità.

Ha però una fibra grossolana, con alto contenuto di lignina, che la rende ruvida, poco flessibile e soggetta a ingiallire con l’esposizione alla luce.

L’alto contenuto di lignina la rende anche sensibile all’umidità e meno stabile nel tempo.

Per questo la juta ha trovato il suo mercato negli imballaggi, nei tessuti tecnici e nell’arredamento, e non nell’abbigliamento a contatto con la pelle.

Dove la juta ha ancora senso

Escluderla dall’abbigliamento non significa escluderla dai progetti.

Ha applicazioni concrete come materiale strutturale: borse, accessori, elementi decorativi, dettagli non a contatto con il corpo, packaging di prodotto.

In questi usi la sua ruvidità è coerente e la sua economicità un vantaggio.

Va valutata l’esposizione alla luce, che ne modifica il colore, e la sensibilità all’umidità.

E, se usata in un accessorio insieme ad altri materiali, va considerato l’effetto sulla riciclabilità descritto parlando di tessuti misti.

Il comportamento in tintura

Entrambe le fibre sono cellulosiche e accettano i coloranti per fibre vegetali, con differenze rilevanti.

Il ramié, grazie al bianco naturale e alla superficie liscia, restituisce colori più puliti e luminosi della media delle fibre liberiane.

La juta, per il suo colore di fondo bruno-dorato e il contenuto di lignina, altera i toni: i colori chiari risultano sporcati, mentre i toni caldi e scuri funzionano bene.

Sulla juta i trattamenti con tannini e ferro danno risultati interessanti, secondo il meccanismo descritto parlando di neri e grigi naturali.

Come valutarle per un progetto

Nessuna delle due va adottata sulla base delle caratteristiche dichiarate.

Serve il percorso descritto parlando di valutazione di un nuovo materiale, con particolare attenzione a tre prove: resistenza alla piega ripetuta, comportamento dopo lavaggi multipli, stabilità del colore alla luce.

Va anche verificata la disponibilità reale: sono materiali con filiere concentrate geograficamente, e i tempi di approvvigionamento sono più lunghi di quelli abituali.

Il valore di conoscere anche ciò che si scarta

Un’ultima considerazione, che vale per l’intera attività di ricerca materiali.

Sapere perché una fibra non è adatta è un’informazione utile quanto sapere quale usare.

Permette di rispondere in modo competente quando un cliente propone un materiale letto in un articolo, e di spiegare con dati perché una strada alternativa è preferibile.

È il tipo di conoscenza che si accumula solo tenendo traccia, come descritto parlando di archivio materiali.

La ricerca materiali di Studio Stilistico seleziona tessuti, fibre naturali, denim, felpe, canapa, cotoni e lini in funzione del progetto creativo, fino alla definizione del trattamento finale.

Se stai cercando la base giusta per il tuo prodotto, prenota una chiamata conoscitiva.


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