Alpaca e mohair vengono spesso trattate come lane di categoria superiore.
Tecnicamente non lo sono: hanno una struttura della fibra diversa, e da quella derivano comportamenti che la lana non ha.
Conoscere queste differenze evita di progettare un capo aspettandosi che si comporti come uno in lana, e di scoprire il contrario a prototipo fatto.
L’alpaca proviene da camelidi allevati principalmente sugli altipiani sudamericani.
Le sue caratteristiche distintive sono precise.
Esistono due tipologie principali: una a fibra più liscia e lucida, l’altra più arricciata e voluminosa, con rese differenti.
È il punto che determina la progettazione.
La lana ha un’elasticità naturale che le permette di recuperare la forma dopo la trazione.
L’alpaca ne ha molto meno.
Ne consegue che un capo in alpaca puro tende a cedere sotto il proprio peso: le maniche si allungano, il fondo si deforma, le coste perdono tenuta.
Le contromisure sono progettuali:
Sono considerazioni che rientrano nella logica descritta parlando di progettazione dei capi in maglia.
Il mohair proviene dalla capra angora, e la sua caratteristica più riconoscibile è ottica.
La fibra ha una superficie molto liscia con scaglie appena rilevate, e questo produce una riflessione della luce che nessun’altra fibra naturale raggiunge: il tipico effetto brillante e leggermente serico.
Le altre proprietà:
C’è una ragione tecnica per cui il mohair è particolarmente interessante nei progetti che lavorano sul colore.
La superficie liscia e la struttura della fibra restituiscono i coloranti con una brillantezza superiore, e questo vale anche per i coloranti naturali.
Un tono ottenuto per via vegetale su mohair appare più saturo e più profondo che sulla stessa quantità di colorante su cotone, secondo le differenze descritte parlando di mordenzatura.
Per una capsule che deve mostrare la resa di una tintura, è una delle basi più efficaci.
Il mohair sviluppa una peluria superficiale che è parte del suo carattere.
Su alcuni capi è l’effetto desiderato e viene volutamente accentuato con spazzolatura meccanica.
Su altri diventa un problema, in particolare quando il capo viene indossato sotto un capospalla o a contatto con tessuti che raccolgono le fibre.
La decisione va presa in fase di progetto, non lasciata al risultato del filato.
E va comunicata al cliente, secondo il criterio descritto parlando di informazioni sul prodotto.
Nella pratica entrambe le fibre danno il meglio in combinazione.
Alpaca e lana, per recuperare elasticità mantenendo la caduta.
Mohair e lana, per contenere la peluria e stabilizzare la struttura.
Mohair e seta, per capi con brillantezza elevata e mano fluida.
Alpaca e seta, per capi leggeri con caduta pronunciata.
Le percentuali determinano il risultato più della presenza delle fibre: un dieci per cento di mohair si percepisce come una variazione di superficie, un cinquanta cambia la natura del capo.
Entrambe le fibre richiedono una manutenzione diversa dalla lana ordinaria.
Aerazione invece di lavaggio frequente, lavaggio a mano o professionale, asciugatura in piano per evitare deformazioni, spazzolatura leggera per il mohair.
Comunicato bene, questo è un elemento che sostiene il valore del capo.
Comunicato male, o non comunicato, è la causa dei capi restituiti dopo il primo lavaggio.
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