Molti brand dichiarano di avere capi continuativi in collezione.
Nella pratica, spesso, si tratta di capi che restano nel catalogo ma che non si possono riprodurre: il tessuto è stato discontinuato, il colore non è più disponibile, il laboratorio non ha più la scheda.
Un capo continuativo, in senso proprio, è un capo che si può rifare identico a distanza di tempo.
Questa possibilità non nasce da sola: richiede condizioni che vanno costruite in fase di progetto.
Le condizioni sono cinque, e devono valere tutte.
Se manca una di queste condizioni, il capo è di fatto stagionale, anche se il catalogo dice altro.
Il fascicolo tecnico e il capo salvo sono i due elementi più spesso trascurati, e sono quelli descritti parlando di tech pack.
Un tessuto prodotto su ordine per una stagione non si può riordinare in piccole quantità, e questo interrompe la continuità.
Le soluzioni pratiche sono tre.
La prima è scegliere per i capi continuativi articoli disponibili in stock service, che il fornitore mantiene a magazzino in colori fissi.
La seconda è acquistare in anticipo una quantità di tessuto superiore al necessario, e gestirla come scorta.
La terza è progettare la continuità sulla base di un tessuto greggio, decidendo il colore in un secondo momento con la tintura in capo, come descritto parlando di gestione dei minimi.
La terza soluzione è quella con il miglior rapporto tra flessibilità e rischio.
Un capo riprodotto a distanza di un anno non avrà esattamente lo stesso colore del precedente.
È fisiologico e va gestito in due modi.
Il primo è dichiarare al fornitore la tolleranza accettabile, così che il nuovo lotto rientri in un intervallo definito.
Il secondo è evitare di mettere in vendita contemporaneamente due lotti diversi dello stesso articolo, che è la situazione in cui la differenza diventa visibile e genera reclami.
Nei capi con lavorazioni artigianali questo vincolo è più marcato, ed è preferibile dichiarare la variazione come caratteristica del prodotto.
Per un negozio, la possibilità di riordinare un capo che vende è un argomento molto forte.
Significa poter ricostituire la taglia esaurita senza attendere la stagione successiva, e quindi non perdere vendite già acquisite.
Nella pratica, questa informazione influisce direttamente sull’ordine: un buyer acquista con più fiducia un articolo riassortibile, e su un capo che non lo è tende a ordinare in modo difensivo.
È uno degli elementi da mettere in evidenza nel listino, come indicato parlando di campagna vendite.
Il beneficio meno visibile è finanziario.
Un capo stagionale invenduto perde valore mese dopo mese.
Un capo continuativo invenduto resta in catalogo e viene venduto più avanti, senza svalutazione.
Questo cambia la natura del magazzino: da costo che si deteriora a scorta che aspetta.
È il motivo per cui una collezione con una base continuativa solida ha un profilo di rischio molto diverso da una collezione interamente rinnovata ogni stagione, come descritto parlando di gestione dell’invenduto.
Non tutti gli articoli sono adatti.
Funzionano bene i capi con una funzione stabile nel guardaroba, in colori neutri, con una costruzione che non dipende da una tendenza, e con una vestibilità già validata su più stagioni.
Funzionano male i capi molto caratterizzati, quelli in colori stagionali e quelli che richiedono materiali difficili da reperire.
La scelta va fatta in fase di piano collezione, assegnando esplicitamente il ruolo a ciascun articolo, come descritto parlando di line plan.
Un brand che aggiunge due o tre capi continuativi validati per stagione, dopo qualche anno ha un nucleo stabile di prodotto che si vende da solo, con costi di sviluppo già ammortizzati.
È un percorso lento e poco spettacolare.
È anche uno dei pochi modi in cui un brand di moda accumula valore invece di ricominciare ogni sei mesi.
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