Quando una consegna slitta, la causa viene attribuita alla produzione.
Nella maggior parte dei casi il ritardo si è generato molto prima, in una fase che sembrava senza urgenza: l’approvazione di un colore, la conferma di un tessuto, una revisione di prototipo rimandata di due settimane.
Il calendario di una collezione è una catena in cui ogni anello dipende dal precedente.
Per questo si costruisce all’indietro, partendo dalla data in cui il capo deve essere in negozio.
Una stagione, semplificando, attraversa questi passaggi.
Ogni fase ha un vincolo esterno che non dipende dal brand: i tempi dei fornitori.
Ed è lì che si concentrano i punti critici.
Il primo è l’approvvigionamento dei tessuti per lo sviluppo.
Un tessuto che arriva in ritardo blocca il prototipo, che blocca la revisione, che blocca il campionario.
Chiedere le pezze di sviluppo appena il progetto è definito, anche prima di aver finalizzato tutti i disegni, è una delle contromisure più efficaci.
Il secondo è il ciclo di approvazione del colore.
Ogni lab dip richiede giorni, e raramente il primo è quello definitivo.
Il terzo è la produzione del campionario, che si concentra nel periodo in cui tutti i brand chiedono la stessa cosa agli stessi laboratori.
Prenotare la capacità produttiva in anticipo conta più che negoziare il prezzo.
Il metodo che funziona è semplice e va fatto su un unico foglio.
Si fissa la data di consegna in negozio.
Si risale sottraendo il tempo di spedizione, quello di produzione e controllo, quello di approvvigionamento dei tessuti di produzione, il tempo necessario a consolidare gli ordini, la durata della campagna vendite, il tempo di realizzazione del campionario, i cicli di prototipazione, la modellistica, la progettazione e la ricerca.
Il risultato è la data in cui il progetto deve partire.
Molto spesso quella data è già passata, e questo è esattamente il tipo di informazione che serve avere prima e non dopo.
Un calendario senza margini è un calendario che non regge.
Nella pratica servono margini in tre punti: sui cicli di prototipazione, perché la terza revisione capita più spesso di quanto si pianifichi; sull’approvazione colore, perché il tessuto reale sorprende; sulla produzione, perché i ritardi di un fornitore a monte si trasferiscono a valle.
Le lavorazioni artigianali richiedono margini più ampi: tinture, trattamenti su capo e lavorazioni su materiali di recupero non hanno tempi lineari, come descritto parlando di tinture naturali.
Sotto pressione la tentazione è tagliare le fasi di sviluppo, perché sono le uniche interamente sotto il proprio controllo.
È la scelta peggiore: significa portare in vendita capi non validati, con le conseguenze descritte parlando delle fasi dello sviluppo.
La compressione sostenibile passa da altre leve: ridurre il numero di articoli, usare tessuti disponibili in stock invece di articoli da produrre, limitare le varianti colore, rimandare alla stagione successiva i capi non pronti.
Sono decisioni scomode e tutte preferibili a una consegna in ritardo.
Non tutti i brand devono seguire il calendario tradizionale.
Chi vende direttamente al cliente finale può lavorare per lanci distribuiti nell’anno, con gamme ristrette e riassortimenti, secondo la logica descritta parlando di collezioni meno legate alla stagione.
Questo modello riduce la pressione sui picchi e permette di reagire ai dati di vendita.
Richiede però la stessa disciplina di pianificazione: cambia il ritmo, non la necessità di un calendario.
Studio Stilistico affianca brand, aziende e designer nello sviluppo di collezioni che uniscono identità, ricerca materiali e lavorazioni artigianali.
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