Un tessuto a navetta nasce dall’incrocio di fili di ordito e trama e ha una struttura sostanzialmente stabile.
Una maglia nasce da anelli concatenati, e questo la rende elastica in tutte le direzioni.
Da questa differenza discende tutto: la modellistica, le cuciture, il comportamento nel tempo, il modo in cui il capo veste.
Progettare un capo in maglia usando la logica del tessuto a navetta è l’errore più comune, e produce capi che si deformano dopo poche settimane.
La prima distinzione da fare riguarda il modo in cui il capo viene realizzato.
Nel capo calato, le parti vengono lavorate direttamente in macchina già nella forma definitiva, e poi assemblate con rimaglio o cucitura.
È il metodo della maglieria tradizionale: consente sagomature, bordi finiti in lavorazione e nessuno scarto di taglio.
Nel capo tagliato e cucito, si produce prima un telo di maglia e poi si taglia come un tessuto qualsiasi.
È il metodo del jersey per t-shirt, felpe e capi in maglia leggera: più rapido ed economico, con più scarto e con bordi che devono essere rifiniti.
La scelta tra le due strade determina costi, minimi e possibilità di sagomatura.
Nella maglieria calata il parametro chiave è la finezza della macchina, che indica quanti aghi sono presenti in una unità di lunghezza.
Un valore alto corrisponde a una maglia fine e leggera, un valore basso a una maglia grossa e materica.
Non è una scala di qualità: è una scelta di prodotto.
Sul jersey, invece, i parametri sono la grammatura e la stabilità del telo, oltre alla presenza o assenza di elastomero.
Un jersey senza elastomero recupera meno bene la forma dopo la trazione, e questo va tenuto presente nei capi aderenti.
Il punto scelto non è un dettaglio estetico: cambia mano, peso, elasticità e consumo di filato.
Il consumo di filato è la voce che sorprende di più chi arriva dal tessuto: due capi identici in punti diversi possono avere costi materiali molto distanti.
Un cartamodello per maglia non è un cartamodello per tessuto ridotto in scala.
Prevede valori negativi, cioè misure inferiori a quelle del corpo, perché il materiale si allunga in uso.
L’entità di questa riduzione dipende dall’elasticità del materiale specifico, e per questo va determinata su un campione reale, non presunta.
È anche la ragione per cui, nella maglia, non si può cambiare filato o punto senza rivedere il modello, come vale in generale per lo sviluppo taglie.
Il difetto più frequente lamentato dai clienti sui capi in maglia è la formazione di pallini in superficie.
Dipende da pochi fattori: la lunghezza delle fibre del filato, la torsione, la struttura del punto e le zone di attrito del capo.
Filati con fibre più corte o poco torti pelucchiano più facilmente, ed è il motivo per cui la lana rigenerata richiede attenzioni specifiche, come descritto parlando di lana riciclata.
Chiedere una prova di resistenza al pilling prima di confermare un filato è un controllo poco costoso che evita reclami diffusi.
Un maglificio lavora con informazioni diverse da un laboratorio di confezione.
Servono il filato scelto con titolo e composizione, la finezza della macchina, il punto con eventuale scheda, le misure a capo finito con le tolleranze, le indicazioni di rimaglio e assemblaggio, e le istruzioni di stiro e vaporizzazione.
Quest’ultima voce viene spesso omessa e incide molto: la stessa maglia vaporizzata in modo diverso cambia misura in modo visibile.
La maglieria è una delle categorie in cui il cliente percepisce immediatamente la differenza tra un capo curato e uno approssimativo, pur senza saperne spiegare la ragione.
Sta nella tenuta del bordo, nella pulizia del rimaglio alla spalla, nel modo in cui il collo recupera dopo essere stato indossato.
Sono dettagli che si decidono nella scheda tecnica, prima che qualcuno tocchi la macchina.
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