Quanto costa sviluppare una collezione moda

Una domanda legittima senza risposta unica

È la domanda più frequente di chi si avvicina a un progetto di moda, e quella a cui è più difficile rispondere con un numero.

Non perché il costo sia imprevedibile, ma perché dipende da variabili che al momento della domanda non sono ancora state definite: quanti capi, di quale categoria, con quali materiali, per quale canale.

Quello che si può fare, ed è più utile, è mettere in ordine le voci di costo.

Con quelle in mano, chiunque può costruire una stima del proprio progetto.

Le fasi che generano costo

Lo sviluppo di una collezione ha quattro blocchi di spesa distinti, e vanno tenuti separati.

  • La progettazione: direzione creativa, ricerca materiali, disegni tecnici, schede, piano collezione.
  • La modellistica: costruzione del cartamodello per ogni articolo e sviluppo taglie.
  • La prototipazione: tessuti per le prove, confezione dei prototipi, cicli di revisione.
  • Il campionario: i capi definitivi nei materiali e colori di collezione, destinati alla vendita.

A questi si aggiunge la produzione, che è una spesa successiva e di natura diversa: si sostiene, almeno in parte, contro ordini già acquisiti.

Cosa fa variare la progettazione

Il costo della fase creativa e tecnica dipende soprattutto da tre elementi.

Il numero di articoli, che è il fattore più diretto.

La complessità delle categorie: un capospalla strutturato richiede un lavoro tecnico molto superiore a una t-shirt.

Il livello di ricerca richiesto: selezionare da un catalogo esistente è diverso dallo sviluppare un materiale o una lavorazione su misura.

Un progetto che prevede tinture o trattamenti artigianali, come quelli descritti parlando di tinture naturali, richiede prove e messe a punto che un progetto su tessuti standard non ha.

Modellistica e prototipi: dove si concentra la spesa a sorpresa

Questa è la fase che viene sottostimata più spesso.

Ogni articolo richiede un cartamodello, e ogni cartamodello richiede almeno un prototipo, quasi sempre due o tre.

Ogni prototipo consuma tessuto e ore di laboratorio, e ogni ciclo di revisione aggiunge tempo.

Moltiplicato per il numero di articoli, questo blocco è spesso la voce più alta dell’intero sviluppo, superiore alla progettazione stessa.

È anche il motivo per cui ridurre il numero di articoli è la leva più efficace su un budget limitato, come abbiamo visto parlando di quanti capi deve avere una collezione.

Il campionario è un investimento a parte

I capi di campionario sono prodotti in pochissimi pezzi, quindi hanno un costo unitario molto più alto di quelli di produzione.

Non godono di alcuna economia di scala: si paga il minimo di tessuto, l’attrezzaggio del taglio e la confezione di un singolo capo.

Per un brand nuovo il campionario è spesso la spesa che sorprende, perché arriva prima di qualsiasi incasso.

Una strategia diffusa è ridurne l’ampiezza, portando in vendita solo i capi che rappresentano davvero la collezione e mostrando gli altri in cartella.

La produzione e i suoi minimi

La produzione ha una logica diversa, governata dai minimi d’ordine.

Il costo non dipende solo da quanti capi si vogliono vendere, ma da quanti se ne devono produrre al minimo, come descritto parlando di minimi di produzione.

È qui che molti progetti si bloccano: non per il costo dello sviluppo, ma perché il primo lancio richiede un impegno di quantità superiore alla domanda attesa.

Come costruire una stima realistica

Un metodo semplice, che si può fare su un foglio, prima di contattare qualsiasi fornitore.

Definire il numero di articoli e la loro categoria.

Stimare per ciascuno il costo di cartamodello, prototipi e capo di campionario.

Aggiungere la progettazione.

Aggiungere il minimo di produzione per ogni combinazione articolo colore.

Confrontare il totale con le risorse disponibili, e verificare che resti margine per la seconda stagione.

Se il conto non regge, si riduce il numero di articoli: è quasi sempre la correzione giusta, come indicato a proposito del calcolo del prezzo di vendita.

Il costo più alto è quello di sviluppare male

Un ultimo punto, meno intuitivo.

La spesa che pesa di più su un progetto non è quella dello sviluppo fatto bene.

È quella di una collezione portata in vendita senza validazione: capi che non si possono produrre come promesso, taglie che vestono male, margini calcolati su costi incompleti.

Quelle correzioni si pagano tutte, e si pagano dopo, quando gli ordini sono già stati confermati.

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