Tech pack moda: cosa deve contenere la scheda capo

Il documento che tiene insieme tutto

Il tech pack è il fascicolo tecnico di un capo: l’insieme dei documenti che permette a un laboratorio o a un’azienda di produrlo senza chiedere spiegazioni.

Nelle realtà piccole viene spesso sostituito da messaggi, telefonate e file sparsi.

Funziona, fino al primo problema.

Poi diventa impossibile capire chi aveva deciso cosa, e su quale versione.

Un tech pack ordinato non serve a fare burocrazia: serve a rendere le decisioni rintracciabili.

Il disegno tecnico

È la prima sezione e la base di tutto.

Vista davanti e dietro in proporzione, dettagli ingranditi dove necessario, tutte le linee costruttive visibili.

Da questo documento dipende l’interpretazione di tutto il resto, come abbiamo visto parlando di disegno tecnico e flat sketch.

La scheda misure

È la sezione che definisce le dimensioni del capo, punto per punto, sulla taglia base.

Deve contenere:

  • l’elenco dei punti di misura, descritti in modo univoco;
  • il valore su taglia base;
  • la tolleranza ammessa per ciascun punto;
  • le regole di sviluppo verso le altre taglie;
  • l’indicazione di come e dove misurare, se il punto è ambiguo.

La tolleranza è la voce che più spesso manca.

Senza tolleranza dichiarata, ogni scostamento diventa oggetto di discussione a capi già prodotti.

La distinta materiali

Elenca tutto ciò che entra fisicamente nel capo.

Per ogni voce servono fornitore, codice articolo, composizione, colore e posizione d’uso:

  • tessuto esterno, con consumo indicativo per taglia;
  • fodere e mezze fodere;
  • interfodere e rinforzi, con indicazione dei punti in cui applicarli;
  • filo, con colore e titolo;
  • bottoni, cerniere, ganci, nastri, elastici;
  • etichette di marca, di composizione e di manutenzione;
  • cartellini, sacchetti e imballo.

Ogni voce non specificata verrà scelta dal produttore, con criteri di costo e non di progetto.

Le indicazioni di confezione

Sono la parte che distingue un capo curato da un capo generico.

Riguardano il modo in cui le parti vengono unite: tipo di cucitura, margini, rifiniture interne, verso delle pieghe, posizione delle impunture, stiro e pressatura.

Su un capo strutturato queste indicazioni contano più delle misure, perché determinano la tenuta della forma nel tempo.

Se il laboratorio ha uno standard proprio, va verificato e approvato una volta, così da poterlo richiamare nelle schede successive.

Etichettatura e conformità

Sezione spesso trattata all’ultimo momento, con conseguenze sgradevoli.

Serve definire in anticipo la composizione da dichiarare, la corretta denominazione delle fibre, il paese di origine, le istruzioni di manutenzione e le eventuali diciture obbligatorie per il mercato di destinazione.

Se la collezione utilizza materiali certificati, va verificato cosa si può scrivere e con quale documentazione, come abbiamo descritto parlando di certificazioni tessili.

La gestione delle revisioni

Un tech pack cambia durante lo sviluppo.

È normale, purché i cambiamenti siano tracciati.

Serve per ogni documento un numero di versione, una data e una nota di cosa è stato modificato.

Serve anche una regola chiara: la versione valida è quella condivisa formalmente, non quella dell’ultimo messaggio.

Questa singola abitudine elimina la maggior parte dei malintesi in produzione.

Un investimento che si ripaga al primo prototipo

Costruire un tech pack completo richiede tempo prima di vedere un capo.

È esattamente per questo che viene spesso rimandato.

Ma ogni ora spesa su questo documento riduce prototipi, spedizioni, ritardi e discussioni.

E soprattutto rende la collezione riproducibile: se il capo funziona, può essere rifatto identico in un’altra stagione, con un altro fornitore, anche a distanza di anni.

Studio Stilistico affianca brand, aziende e designer nello sviluppo di collezioni che uniscono identità, ricerca materiali e lavorazioni artigianali.

Se vuoi capire quale direzione dare al tuo prossimo progetto, prenota una chiamata conoscitiva.


Altri Articoli