Cartella colori di una collezione: come si costruisce

Non è una selezione di colori che piacciono

La cartella colori è uno degli strumenti più sottovalutati nello sviluppo di una collezione.

Viene spesso costruita per affinità estetica, scegliendo tonalità che funzionano bene insieme su un moodboard.

Il problema è che una cartella colori deve funzionare in tre contesti diversi contemporaneamente: sul capo, in negozio e in produzione.

Un colore che è perfetto su un moodboard può essere invendibile su un cappotto e impossibile da ottenere su un tessuto specifico.

La struttura che regge una collezione

Le cartelle che funzionano hanno quasi sempre la stessa architettura.

  • Un gruppo di colori base, neutri e continuativi, che rappresenta la parte maggiore del venduto e resta stabile tra le stagioni.
  • Un gruppo di colori stagionali, che dà attualità alla collezione e viene rinnovato.
  • Uno o due colori accento, forti e riconoscibili, presenti in pochi capi ma decisivi per l’immagine.
  • Eventualmente un colore identitario del brand, presente in ogni stagione.

Le proporzioni contano.

Una collezione con troppi colori accento si vende male, perché il buyer non trova la base su cui costruire l’acquisto.

Una collezione tutta neutra non genera desiderio e diventa indistinguibile.

I riferimenti: come si comunica un colore

Dire beige non è comunicare un colore.

Nel settore tessile il riferimento più diffuso è il sistema Pantone nella versione per tessuti, in particolare i codici TCX su cotone, che vanno indicati per esteso nei documenti di collezione.

Accanto al codice serve però quasi sempre un riferimento fisico.

Un lab dip, cioè una prova di tintura sul tessuto reale, è l’unico modo per approvare un colore in modo attendibile, perché lo stesso codice su lana, seta e cotone dà tre percezioni diverse.

Nella pratica un ciclo di approvazione prevede due o tre lab dip per colore prima dell’ok definitivo.

Il problema del coordinamento tra materiali

Questo è il punto in cui molte cartelle si rompono.

Un total look composto da una giacca in lana, una camicia in cotone e un pantalone in lino nello stesso colore nominale non apparirà mai dello stesso colore.

La struttura della fibra, la superficie e la brillantezza cambiano la percezione.

Le contromisure sono pratiche:

  • decidere in anticipo quali capi devono essere coordinati e quali no;
  • approvare i lab dip affiancati, sui materiali reali, con la stessa illuminazione;
  • accettare volutamente un accostamento per tono e non per identità;
  • ridurre il numero di combinazioni total look nella collezione.

L’ultima è la soluzione più efficace e la meno praticata.

Tolleranze e continuità nel tempo

Un colore approvato non resta identico per sempre.

Lotti diversi di tintura hanno variazioni, i fornitori cambiano, gli articoli vengono discontinuati.

Per questo la cartella colori dovrebbe contenere anche informazioni gestionali:

  • tolleranza di tono accettabile, dichiarata al fornitore;
  • indicazione di quali colori sono continuativi e quali stagionali;
  • archivio fisico dei riferimenti approvati, conservato al riparo dalla luce;
  • nota sui materiali su cui quel colore è già stato validato.

Un archivio colori ordinato è ciò che permette a un brand di essere riconoscibile per anni.

Quando la cartella nasce dai materiali

Esiste un approccio opposto, ed è quello che seguiamo quando il progetto lavora su lavorazioni artigianali.

Invece di scegliere i colori e cercare come ottenerli, si parte dalle possibilità reali del materiale e del processo.

Nella tintura naturale, per esempio, la gamma disponibile è determinata dalle fonti coloranti e dai mordenti, come abbiamo descritto parlando di tinture naturali.

In questo caso la cartella non è un desiderio da realizzare, ma una selezione all’interno di ciò che il processo restituisce.

Il risultato è meno libero e più coerente, con toni che si accordano naturalmente tra loro perché condividono l’origine.

Il colore è la prima cosa che il cliente vede

Prima del modello, prima del tessuto, prima del prezzo, il cliente vede il colore.

È l’elemento che determina se si avvicina a un capo o passa oltre.

Costruire la cartella colori con lo stesso rigore con cui si costruisce un cartamodello è quindi una scelta strategica.

Ed è una delle poche decisioni progettuali il cui effetto sulle vendite si misura con chiarezza a fine stagione.

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