Nella progettazione tradizionale si parte da un’idea, si sviluppa un modello e si cerca il tessuto che serve.
Nell’upcycling il punto di partenza è ribaltato: si parte da ciò che esiste già e si progetta entro i suoi vincoli.
Questa inversione cambia tutto: la ricerca, il cartamodello, la ripetibilità, il prezzo.
È il motivo per cui l’upcycling sembra semplice e invece è una delle pratiche progettuali più esigenti.
Le fonti di approvvigionamento hanno caratteristiche molto diverse tra loro.
La scelta della fonte determina più di ogni altra cosa il tipo di prodotto che si potrà realizzare.
Nella produzione ordinaria si ragiona in metri lineari di tessuto in altezza costante.
Nell’upcycling si ragiona per pezzi, ognuno con dimensioni proprie.
Questo impone un modo diverso di costruire i cartamodelli:
Un modello progettato per pezza intera, applicato a materiale di recupero, produce scarti enormi e capi non replicabili.
Un buyer che ordina venti pezzi si aspetta venti pezzi coerenti.
Nell’upcycling questo è possibile solo entro certe condizioni.
Le strategie che funzionano sono tre.
La prima è il lotto dichiarato: si produce ciò che il materiale disponibile consente e lo si comunica come edizione limitata.
La seconda è la variazione controllata: modello identico, materiali diversi, con una gamma cromatica definita a monte che tiene insieme la collezione.
La terza è la componente costante: una parte del capo viene realizzata con materiale nuovo, l’altra con materiale recuperato.
La terza è la più vendibile nei canali tradizionali.
Esiste una convinzione diffusa secondo cui l’upcycling costa meno perché il materiale costa poco.
Nella pratica avviene il contrario.
Il materiale è economico, ma tutto il resto è più caro:
Un capo in upcycling ha un costo industriale che spesso supera quello di un capo equivalente prodotto in modo tradizionale.
Il prezzo di vendita deve tenerne conto, come abbiamo visto parlando di costo industriale e prezzo di vendita.
Un laboratorio abituato alla produzione seriale può trovarsi in difficoltà su un progetto di upcycling.
Serve fornire indicazioni diverse dal solito:
La collaborazione con chi cuce, in questo tipo di progetti, è molto più stretta.
L’upcycling ha un limite evidente di scala e un vantaggio difficile da replicare.
Nessun concorrente può produrre lo stesso capo, perché nessuno ha lo stesso materiale.
Per un brand che lavora sull’identità, questa unicità strutturale vale più di un margine più comodo.
Ma funziona solo se il progetto nasce accettando il vincolo, invece di combatterlo.
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