Un capo colorato può aver ricevuto il colore in tre punti diversi della filiera.
Sul filato, prima che il tessuto esista.
Sul tessuto già tessuto, in pezza.
Sul capo già confezionato, cucito e con i suoi accessori.
Il risultato visivo può somigliarsi, ma le tre strade hanno costi, minimi d’ordine, tempi e rischi completamente diversi.
È una delle prime decisioni tecniche di una collezione, e viene presa quasi sempre per abitudine invece che per progetto.
| Tinto in filo | Tinto in pezza | Tinto in capo | |
|---|---|---|---|
| Quando avviene | prima della tessitura | sul tessuto finito | sul capo confezionato |
| Minimo d’ordine | il più alto | medio | il più basso |
| Decisione del colore | la più anticipata | intermedia | la più tardiva |
| Costo per metro o per capo | alto | medio | variabile, spesso alto sul singolo capo |
| Uniformità | massima | alta | variabile, con effetti voluti |
| Penetrazione del colore | totale, cuore della fibra | buona | superficiale, cuciture spesso più chiare |
| Adatto a | righe, quadri, jacquard, capi continuativi | basi in tinta unita a volume | piccole serie, colori tardivi, effetti d’autore |
Il filato viene tinto e poi tessuto o lavorato a maglia.
È l’unica strada possibile quando il colore fa parte della struttura del tessuto: righe, quadri, disegni jacquard, effetti melange.
Il colore penetra la fibra per intero, quindi il capo resiste meglio nel tempo e non mostra bordi più chiari sull’usura.
Il prezzo di questa qualità è la rigidità: il colore va deciso mesi prima, il minimo d’ordine è il più alto della filiera, e ogni tonalità in più moltiplica l’impegno.
Per un brand che parte, è la scelta che immobilizza più capitale.
Il tessuto viene prodotto in greggio e tinto dopo, a pezze intere.
È la strada più diffusa per le basi in tinta unita, e la più prevedibile.
Permette di ottenere grandi quantità dello stesso tono con buona uniformità, e di decidere il colore più tardi rispetto al tinto in filo.
Il punto delicato è la tolleranza di tono tra lotti: due pezze dello stesso articolo e dello stesso colore possono non essere identiche.
Per questo il taglio di un capo va sempre fatto all’interno dello stesso lotto, e il dato va chiesto al fornitore prima dell’ordine, come descritto parlando di lettura della scheda tecnica.
Il capo viene confezionato in greggio e tinto già cucito.
È la strada che rovescia la logica industriale, e per un brand piccolo è spesso la più sensata.
Si producono capi neutri, si tengono in magazzino, e si tinge solo quello che serve nel colore che serve.
La decisione sul colore si sposta a valle, quindi si può rispondere a un riordino, a una richiesta di un negozio, a una stagione andata diversamente dal previsto.
È anche la tecnica che rende possibili le lavorazioni d’autore: sovratinture, degradé, tinture con piante tintorie.
Tingere in capo non è tingere in pezza su una superficie più piccola.
Il capo è un oggetto composito, e ogni suo componente reagisce a modo suo.
Nessuno di questi punti è un difetto se è stato previsto in fase di progetto.
Tutti diventano un difetto se si scopre a capi tinti.
Per questo un capo destinato alla tintura si disegna diversamente da un capo destinato a un tessuto già colorato: si scelgono filo e accessori tingibili, oppure si accetta il contrasto e lo si dichiara come cifra estetica.
La domanda utile non è quale tecnica sia migliore, ma quale rischio si vuole assumere.
Molte collezioni usano tutte e tre le tecniche in punti diversi del piano collezione, ed è la soluzione più equilibrata.
Non necessariamente, ma il colore resta più in superficie: sull’usura di cuciture e bordi tende a schiarire prima, e su un capo tinto naturalmente questo fa parte del prodotto, come spiegato parlando di solidità del colore.
No: servono fibre che accettino il bagno di tintura previsto, e un capo costruito con filo e accessori compatibili.
Molto meno che per una pezza, ed è il motivo per cui questa strada è adatta alle serie limitate e ai riordini piccoli.
Costa meno in capitale immobilizzato e più per singolo capo: si risparmia sul magazzino e sull’invenduto, non sulla lavorazione.
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