Molte persone dicono di essere allergiche alla lana.
Nella grande maggioranza dei casi non è un’allergia, ma una reazione meccanica.
Le fibre più grosse, quando sporgono dalla superficie del tessuto, non si flettono al contatto con la pelle: premono, e stimolano i recettori del prurito.
Le fibre fini si piegano invece che premere, e non vengono percepite.
La soglia in cui il fenomeno cambia si colloca intorno ai trenta micron di diametro, e questo rende la finezza il dato più importante di una lana destinata al contatto pelle.
Non è una questione di pregio: è una questione di misura.
La finezza si esprime in micron, cioè millesimi di millimetro di diametro della singola fibra.
Più il numero è basso, più la fibra è fine e morbida.
| Finezza | Denominazione corrente | Uso tipico |
|---|---|---|
| oltre 25 micron | lana forte | maglieria esterna, coperte, feltro, tweed |
| 23 – 25 micron | merino di base | maglieria su capo, non a contatto diretto |
| 19 – 22 micron | merino | maglieria fine, capi indossati sopra una t-shirt |
| 17 – 18,5 micron | merino extrafine | contatto pelle, intimo tecnico, t-shirt in lana |
| sotto 17 micron | superfine | capi di alta gamma, prezzo molto più alto |
Il termine merino indica la razza ovina, non automaticamente una finezza: esistono merino a 24 micron e merino a 16, e il prezzo tra i due non è comparabile.
Per questo su una scheda tecnica va chiesto il valore in micron, non la parola merino.
Una lana fine può comunque pizzicare, e una lana media può risultare morbida.
Il motivo è che il contatto con la pelle dipende da quante estremità di fibra sporgono dalla superficie, e questo dipende dalla filatura e dal finissaggio.
Il confronto corretto si fa quindi su un campione di tessuto o di maglia finita, non sul dato della materia prima.
Il merino fine ha tre proprietà che nessuna fibra sintetica replica insieme.
Regola l’umidità: assorbe vapore d’acqua senza risultare bagnata al tatto, quindi resta confortevole anche dopo attività fisica.
Non trattiene odori nella stessa misura dei sintetici, quindi si può indossare più volte tra un lavaggio e l’altro.
Isola anche quando è umida, perché la struttura della fibra mantiene aria al suo interno.
I suoi limiti sono altrettanto precisi: teme il calore e l’agitazione meccanica, che provocano infeltrimento, ed è più costoso del cotone a parità di peso.
È soggetto a pilling nelle zone di sfregamento, con una probabilità che dipende da filatura e torsione.
Tre decisioni cambiano l’esito, e vanno prese all’inizio.
La prima è la finezza in rapporto alla posizione del capo: sotto i 18,5 micron per il contatto diretto, sopra i 22 solo per capi indossati su altro.
La seconda è la scelta tra maglia e tessuto: la maglia dà elasticità e comfort senza elastomero, ed è la strada naturale per il merino, come descritto parlando di capi in maglia.
La terza sono le istruzioni di lavaggio, che vanno definite e verificate su prototipo: una lana lavata male si infeltrisce al primo errore, e il capo è perduto.
Su un capo che deve durare vale la verifica dopo tre lavaggi descritta parlando di valutazione di un materiale.
La lana è una fibra proteica, quindi accetta bene i coloranti naturali che lavorano sulle proteine, con una resa profonda e spesso più intensa di quella che si ottiene sul cotone.
Il vincolo è la temperatura: i bagni caldi e le agitazioni che una tintura richiede sono le stesse condizioni che infeltriscono la lana.
Una tintura su capo in merino si fa quindi con parametri stretti, e la mordenzatura va calibrata per la fibra proteica.
È un lavoro che dà risultati notevoli e non tollera approssimazione.
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