Responsabilità estesa del produttore nel tessile: come funziona

Un principio semplice: chi immette un prodotto ne paga la fine vita

La responsabilità estesa del produttore, nota con la sigla EPR, è un meccanismo già diffuso in altri settori — imballaggi, elettronica, pile — e in fase di estensione al tessile in diversi paesi europei.

Il principio è che chi mette sul mercato un capo contribuisce economicamente alla sua gestione a fine vita: raccolta, selezione, riciclo o smaltimento.

In pratica, si versa un contributo, in genere calcolato per quantità o per peso di prodotto immesso, a un consorzio o un ente incaricato di gestire il sistema di raccolta.

Perché il tessile arriva dopo altri settori

Il tessile ha caratteristiche che rendono la responsabilità estesa più complessa da applicare rispetto a un imballaggio.

  • i capi contengono spesso più fibre miste, difficili da separare e riciclare in automatico, come descritto parlando di tessuti misti;
  • la filiera è internazionale, e non sempre chi vende sul mercato locale è anche chi produce;
  • il capo usato ha un mercato secondario — second hand e beneficenza — che va integrato nel sistema, non aggirato;
  • la varietà di categorie merceologiche, dall’intimo al capospalla tecnico, chiede criteri di calcolo differenziati.

Questi ostacoli spiegano perché i sistemi introdotti finora variano molto tra paesi, per criteri di calcolo, importi e tempistiche.

Su cosa si basa, in genere, il contributo

I modelli osservati nei paesi che hanno già introdotto l’EPR tessile tendono a considerare alcuni fattori nella determinazione dell’importo.

Fattore consideratoPerché conta
Quantità o peso immesso sul mercatobase di calcolo più diretta
Riciclabilità del prodottoun capo monofibra costa meno da gestire di un misto
Durabilità dichiarata o certificataun capo che dura genera meno rifiuto nel tempo
Presenza di sostanze problematiche per il riciclopenalizza trattamenti che complicano la fine vita
Categoria merceologicaintimo, capospalla e accessori hanno percorsi diversi

Il meccanismo, quando è ben progettato, premia chi progetta capi più semplici da riciclare rispetto a chi usa mescolanze complesse per abbattere il costo del tessuto.

Chi è tenuto a contribuire

In generale l’obbligo ricade su chi immette il prodotto sul mercato nazionale con il proprio marchio, indipendentemente da dove avvenga la produzione fisica.

Questo significa che anche un brand che produce interamente in conto terzi all’estero, se vende con il proprio marchio nel paese dove l’EPR è in vigore, rientra tra i soggetti tenuti.

I dettagli di soglie minime, esenzioni per micro imprese e modalità di iscrizione ai consorzi cambiano da paese a paese e vanno verificati con le fonti ufficiali del mercato in cui si vende, non dedotti da un altro paese.

Come si prepara un brand

  • tenere un registro affidabile delle quantità prodotte e vendute per categoria di capo;
  • privilegiare, dove tecnicamente possibile, composizioni più semplici e monofibra, come descritto parlando di classificazione delle fibre;
  • documentare la durabilità reale del prodotto, non solo dichiararla;
  • verificare, prima di vendere in un nuovo mercato, se lì è già attivo un sistema di responsabilità estesa e quali sono gli obblighi di iscrizione.

Il costo del contributo va inserito nel calcolo del prezzo fin dall’inizio, insieme alle altre voci descritte parlando di costo industriale e prezzo di vendita, e non scoperto a posteriori.

Domande ricorrenti

L’EPR tessile è già obbligatoria in Italia?

Il quadro normativo europeo prevede l’estensione della responsabilità estesa al tessile e i singoli paesi stanno definendo o applicando le proprie regole: lo stato aggiornato va verificato sulle fonti ufficiali del momento in cui si legge.

Un brand molto piccolo è esente?

Alcuni sistemi prevedono soglie minime o regimi semplificati per le micro imprese, ma non sono uniformi tra paesi e non vanno assunti senza verifica.

Il contributo si paga una volta sola o ogni anno?

In genere è un versamento periodico legato alle quantità immesse nel periodo di riferimento, non una tantum.

Vendere solo online cambia qualcosa?

No: quello che conta è il mercato in cui il prodotto viene immesso e venduto, non il canale di vendita.

Studio Stilistico affianca brand, aziende e designer nello sviluppo di collezioni che uniscono identità, ricerca materiali e lavorazioni artigianali.

Se vuoi capire quale direzione dare al tuo prossimo progetto, prenota una chiamata conoscitiva.