Impronta di carbonio di un capo: come si stima davvero

Un numero che sembra semplice e non lo è

Comunicare l’impronta di carbonio di un capo, espressa in chilogrammi di CO2 equivalente, è diventato frequente.

Il numero che compare su un’etichetta o in una scheda prodotto nasconde però un calcolo che dipende da scelte metodologiche precise, e due stime dello stesso capo, fatte con confini diversi, possono differire di molto senza che nessuna delle due sia sbagliata.

Capire come si costruisce questo numero serve a due cose: comunicarlo correttamente, e non farsi convincere da un dato che sembra rassicurante ma copre solo una parte della storia.

Le fasi che pesano davvero

Per la maggior parte dei capi in fibra naturale o mista, il peso delle emissioni si concentra in poche fasi.

FasePeso tipico sul totaleCosa lo determina
Produzione della fibraalto per le sintetiche, variabile per le naturaliprocesso chimico o coltivazione/allevamento
Filatura e tessituramedioenergia impiegata negli impianti
Tintura e finissaggioaltotemperatura dei bagni, tipo di colorante, acqua
Confezionebassoprocesso poco energivoro rispetto al resto
Trasportovariabiledistanza e mezzo, spesso sottostimato
Uso da parte del clientealto sul ciclo di vitanumero di lavaggi, temperatura, asciugatrice
Fine vitabasso in emissioni direttema decisivo per l’impatto complessivo del sistema

Un dato che sorprende chi guarda per la prima volta questi calcoli: per molti capi, l’uso — cioè i lavaggi ripetuti nel tempo — pesa quanto o più della produzione. Un capo che richiede lavaggi frequenti o ad alta temperatura ha un’impronta più alta di uno che si può lavare a freddo e raramente, a parità di produzione.

Perché due stime dello stesso capo possono differire

I confini del calcolo, in gergo tecnico i “boundaries”, decidono cosa entra e cosa resta fuori.

  • una stima “dalla culla al cancello” si ferma all’uscita dalla fabbrica, esclude trasporto al negozio, uso e fine vita;
  • una stima “dalla culla alla tomba” include l’intero ciclo di vita, uso e smaltimento compresi;
  • i dati usati possono essere primari, misurati sulla filiera reale, oppure secondari, presi da database medi di settore;
  • un dato medio di settore per il cotone può differire molto da quello del cotone effettivamente usato, a seconda della regione di coltivazione e delle pratiche agricole.

Quando si legge un’impronta di carbonio dichiarata da un fornitore, la prima domanda utile non è il numero, ma quale metodo e quali confini sono stati usati per calcolarlo.

Cosa può fare un brand senza un ufficio di sostenibilità

Una stima rigorosa e certificata (una vera LCA, descritta parlando di life cycle assessment) richiede competenze specifiche e non è alla portata di ogni progetto.

Alcune azioni riducono comunque l’impatto reale, indipendentemente dal fatto che venga misurato e comunicato con un numero.

  • scegliere fibre e lavorazioni a minore intensità energetica quando la funzione del capo lo permette;
  • privilegiare fornitori più vicini quando la qualità è comparabile, per ridurre il trasporto;
  • progettare capi che richiedono meno lavaggi e a temperature più basse, e dichiararlo nelle istruzioni;
  • progettare capi che durano, perché l’impronta per anno di utilizzo di un capo che dura cinque stagioni è una frazione di quella di un capo che dura una.

L’ultimo punto è quello con l’effetto più forte, ed è lo stesso principio descritto parlando di progettare per la riparabilità.

Domande ricorrenti

Un capo in fibra naturale ha sempre un’impronta più bassa di uno sintetico?

Non sempre: dipende dal processo di coltivazione o allevamento, dalla lavorazione e dalla durata del capo, non solo dal tipo di fibra.

Si può dichiarare un’impronta di carbonio senza un calcolo formale?

È rischioso: una cifra dichiarata senza metodo verificabile espone al tipo di contestazione descritto parlando di greenwashing.

Il riciclo a fine vita azzera l’impronta di un capo?

No: riduce l’impatto complessivo del sistema, ma non cancella le emissioni già generate in produzione e uso.

Conviene comunicare un numero se non si è certi al cento per cento?

Meglio comunicare il metodo e i confini usati, con onestà sui limiti della stima, piuttosto che un numero presentato come assoluto.

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