Armature dei tessuti: tela, saia e raso

Perché due tessuti identici sull’etichetta sembrano diversi

Due tessuti possono dichiarare cento per cento cotone e avere la stessa grammatura.

Uno cade morbido e lucido, l’altro è opaco e rigido.

La differenza non sta nella fibra, ma nel modo in cui i fili si incrociano: l’armatura.

L’armatura è la regola con cui i fili di ordito, quelli tesi in lunghezza sul telaio, si intrecciano con quelli di trama, inseriti in larghezza.

Da quella regola dipendono mano, caduta, brillantezza, resistenza all’abrasione e comportamento in confezione, molto più che dalla composizione.

Le armature fondamentali sono tre, e tutto il resto ne è una derivazione.

Il confronto in sintesi

TelaSaiaRaso
Incrociouno sopra, uno sottodiagonale progressivapochi punti di legatura
Aspettoopaco, uniformediagonale visibileliscio e lucido
Manoasciutta, compattamorbida, plasticascorrevole, fluida
Cadutarigidabuonamassima
Resistenza all’abrasionealtaaltala più bassa
Rischio di impigliaturebassomedioalto
Diritto e rovesciospesso ugualidiversimolto diversi
Esempi tipicipopeline, tela, canvasdenim, gabardine, twillsatin, duchesse, fodere

Tela: la struttura più semplice e più solida

Nella tela ogni filo di trama passa alternativamente sopra e sotto ogni filo di ordito.

È l’intreccio più equilibrato che esista, e per questo il più stabile.

Il tessuto risulta compatto, con superficie opaca e uniforme, e in genere uguale sul diritto e sul rovescio.

Sono tele il popeline di una camicia, la tela di un pantalone estivo, il canvas di una borsa, la base di molti tessuti in lino.

In confezione è la struttura più prevedibile: non scivola, non si deforma sul bias più del dovuto, tiene la piega.

Il limite è la rigidità: una tela non cade, sta.

Saia: la diagonale che ammorbidisce

Nella saia il punto di incrocio si sposta di un filo a ogni passaggio, generando una diagonale visibile in superficie.

Ci sono meno punti di legatura rispetto alla tela, quindi i fili hanno più libertà di muoversi.

Il risultato è un tessuto più morbido e più plastico, che si adatta al corpo mantenendo una buona resistenza.

L’esempio più noto è il denim, dove la diagonale è parte dell’identità visiva del tessuto.

Sono saie anche la gabardine di un trench, il twill di un chino, molte basi da capospalla.

Un dettaglio che conta in produzione: nella saia il diritto e il rovescio sono diversi, e la direzione della diagonale va rispettata nel piazzamento, altrimenti due pezzi affiancati mostrano riflessi differenti.

Raso: la superficie liscia e i suoi costi

Nel raso i punti di legatura sono pochi e distribuiti in modo da non toccarsi.

La superficie è quindi occupata da lunghi tratti di filo non interrotti, che riflettono la luce.

Da qui la lucentezza, la mano scorrevole e la caduta fluida.

È l’armatura di molti tessuti in seta, delle basi da abito da sera, e di gran parte delle fodere.

Lo stesso principio che genera la bellezza genera la fragilità: i fili lunghi in superficie si impigliano, si abradono e mostrano subito il segno.

Un raso non va su un gomito, su una tasca posteriore, su una borsa.

Come l’armatura cambia il progetto di un capo

La scelta dell’armatura non è un dettaglio da fornitore: è una decisione di progetto.

  • un capo che deve tenere la forma chiede una tela;
  • un capo che deve seguire il corpo chiede una saia;
  • un capo che deve cadere e riflettere la luce chiede un raso;
  • un capo destinato a durare in punti di attrito non può avere un raso in quei punti;
  • un capo con pieghe permanenti lavora meglio su armature compatte.

È il ragionamento che precede la scelta del tessuto, non quello che la segue.

Cosa chiedere al fornitore

L’armatura compare in scheda tecnica, spesso con la sigla numerica del rapporto di armatura.

Le domande utili sono altre.

  • la diagonale è destra o sinistra, e c’è vincolo di verso nel piazzamento;
  • il tessuto ha diritto e rovescio distinguibili anche dopo lavaggio;
  • l’armatura è stabile o tende a spostarsi in confezione;
  • la struttura tollera la tintura o la sovratintura prevista.

L’ultimo punto è decisivo per chi lavora sulla superficie del tessuto come parte del progetto creativo, un approccio descritto parlando di superficie come progetto.

Un vocabolario che serve a decidere

Conoscere le tre armature non serve a parlare da tecnici.

Serve a chiedere la cosa giusta, a capire perché un prototipo non cade come nel disegno, a non attribuire alla fibra un comportamento che dipende dalla struttura.

Quasi tutti i tessuti in commercio sono una variante di tela, saia o raso.

Riconoscere quale si ha in mano è il primo passo per prevedere come si comporterà.

La ricerca materiali di Studio Stilistico seleziona tessuti, fibre naturali, denim, felpe, canapa, cotoni e lini in funzione del progetto creativo, fino alla definizione del trattamento finale.

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